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Il cambiamento

 


Non si promuove un’azione di rigenerazione della politica se non dentro una visione di come un soggetto collettivo cambia, senza una visione del cambiamento e della leadership.

 

Come sostiene B. Å. Lundvall, risorsa più importante in una moderna economia è la conoscenza. Il processo più importante è l'apprendimento: le varie forme dell'apprendimento conducono alla crescita dello stock di conoscenze, quindi l'apprendimento può essere definito come la fonte dell'innovazione.

 

Così come B. Å. Lundvall ci insegna l’innovazione ha bisogno di una ‘pedagogia della ‘dimenticanza’ ovvero di strategie e leader capaci di aiutare quel difficile processo di learning forgetting, di abbandono e allontanamento da abitudini, radicate convinzioni che vincolano il cambiamento.

 

L'apprendimento è un processo in cui è predominante l’interazione tra soggetti ed è quindi un fenomeno strutturalmente incorporato nel tessuto socio-relazionale e non può essere compreso senza prendere in considerazione la morfologia, il funzionamento di queste relazioni e il contesto in cui esse si sviluppano.

 

Quando abitudini divengono generalizzate, comuni a gruppi di persone, esse generano forme di routine di comportamento divenendo norme, tradizioni, leggi, regole che vanno rimosse senza un guidato processo di ‘distruzione creativa’, ovvero con una leadership che si contraddistingua per due solide capacità:

 

interpretare e rappresentare i soggetti portatori di istanze di cambiamento;

promuovere consenso e composizione degli interessi, senza rinunciare alle necessarie rotture (distruzione creativa) essenziali al cambiamento, introducendo nuove forme di esercizio della democrazia, lontane dal vecchio consensualismo, ma anche da nuove forme di semplificazioni tecnocratiche.

 

 

La missione del movimento Oltre il mare per la democrazia partecipata

 

Il progetto per la creazione di una forza che unisca tutte le anime della nostra storia che ricercano la convergenza di crescita economica, sviluppo civile e coesione sociale, è una strada lunga e difficile e vedrà a lungo piccole minoranze seriamente e autenticamente impegnate,  ma ha il fascino di un impresa utile al bene comune. Se queste minoranze avranno risorse rare, quali la capacità di unirsi, in modo non opportunistico, ma grazie al riconoscimento del patrimonio comune e al rispetto delle diversità di ciascuno; se saprà valorizzare le competenze disponibili, condividerle e sviluppare le nuove necessarie competenze; se avrà la capacità di sviluppare intelligenza collettiva oltre che individuale, allora queste minoranze potranno influenzare percorsi e negoziare l’affermazione di proprie posizioni: è quanto abbiamo imparato in questo primo anno di azione politica e dobbiamo mettere in pratica, noi siamo già oltre quel mare che normalmente separa il dire dal fare.

 

 

 

Questo  movimento si rivolge a tutti coloro che vogliono creare le condizioni per una politica autenticamente democratica che oltre alla dimensione del voto voglia individuare  e praticare nuove forme di partecipazione democratica, per esempio costituendo un ‘Forum della Democrazia Partecipativa’, con espressioni territoriali e tematiche e un coordinamento nazionale, che riunisca tutti gli attori interessati dai e ai problemi di un territorio e alla loro soluzione, creando momenti di formazione ed educazione diffusi.

 

Vorremmo provarci a spaccare questo muro; non è il muro fisico di Berlino, ma non è meno ostacolo ed appartiene al passato, al nostro paese è affidato il compito di iniziare il lavoro e mostrare che non è più il suo posto. Ma occorre visione lunga, strategia adeguata, soprattutto nel creare connessione con chi questo muro vuole sgretolare realmente; ma forse le fondamenta sono già minate, proviamoci!