Lo spazio pubblico
L’azione politica (praxis), come per Hannah Arendt, è per noi l’intero operare che ha luogo nello spazio pubblico, ovvero in quello spazio che riguarda tutto ciò che è comune (Koinon).
L’azione politica
È nella nostra prospettiva, l’esercizio concreto dell’appartenenza a questo spazio comune, inteso come luogo di relazione tra pari che a turno si parlano e ascoltano avendo a cuore il bene comune e la ricerca delle vie percorribili per perseguirlo.
Il territorio e l’interterritorialità
Al cuore del nostro intervento si trovano le comunità territoriali e le loro relazioni, con altri territori dello stesso paese, ma non solo, con il mondo.
Concepiamo la comunità locale come un vero e proprio essere vivente, con propri attributi originali, un’unica mappa cognitiva, una trama di network innovativi (secondo la definizione di B. Johansson), con una loro morfologia, un linguaggio, stili di apprendimento e motivazione, una riconoscibile storia affettiva, società plurali, non omogenee.
Nuovi spazi e strumenti di esercizio della democrazia
Quanto più plurali sono le comunità, tanto più importante è che il processo di assunzione delle decisioni preveda spazi e forme di autentica costruzione partecipata delle visioni (consenso), la nostra azione è dunque impegnata a sviluppare strumenti e a creare uno spazio dove le prospettive soggettive sono considerate e negoziate e dove i conflitti sono affrontati e risolti costruendo e condividendo prospettive comuni più «alte».
L’apprendimento fulcro del cambiamento
Un soggetto è capace di innovare è un soggetto in apprendimento continuo, è una comunità che mette al centro l’educazione di sé e degli altri, in un grande impegno di educazione civica.
La nostra azione si propone di promuovere/accompagnare intere comunità in un consapevole, esplicito percorso di innovazione dei processi di decisione politica, promuovendo la rottura di modelli oligarchici ed ‘escludenti’, attraverso un processo strutturato di apprendimento.
Siamo convinti che non ci sono né demoni né angeli: i buoni (la società civile), i cattivi (i politici), ciascuno ha le sue responsabilità e solo un soggetto che si concepisce in ‘formazione permanente’ è un soggetto in grado di partecipare da attore a processi di cambiamento.
- azioni di sviluppo diffuso di competenze di costruzione del consenso, attraverso metodologie di apprendimento-azione, volte a promuovere processi di democratizzazione delle decisioni;
- azioni di formazione, soprattutto di donne e di giovani interessati a assumere ruoli elettivi;
- azioni culturali che incidano sul sentire diffuso, sul modo di stare insieme, di fare festa, di fare arte rigenerando le forme e gli spazi della partecipazione politica.
Il cambiamento e la leadership
Non si promuove un’azione di rigenerazione della politica se non dentro una visione di come un soggetto collettivo cambia, senza una visione del cambiamento e della leadership.
Come sostiene B. Å. Lundvall, risorsa più importante in una moderna economia è
Così come B. Å. Lundvall ci insegna l’innovazione ha bisogno di una ‘pedagogia della ‘dimenticanza’ ovvero di strategie e leader capaci di aiutare quel difficile processo di learning forgetting, di abbandono e allontanamento da abitudini, radicate convinzioni che vincolano il cambiamento.
L'apprendimento è un processo in cui è predominante l’interazione tra soggetti ed è quindi un fenomeno strutturalmente incorporato nel tessuto socio-relazionale e non può essere compreso senza prendere in considerazione la morfologia, il funzionamento di queste relazioni e il contesto in cui esse si sviluppano.
Quando abitudini divengono generalizzate, comuni a gruppi di persone, esse generano forme di routine di comportamento divenendo norme, tradizioni, leggi, regole che vanno rimosse senza un guidato processo di ‘distruzione creativa’, ovvero con una leadership che si contraddistingua per due solide capacità:
- interpretare e rappresentare i soggetti portatori di istanze di cambiamento;
- promuovere consenso e composizione degli interessi, senza rinunciare alle necessarie rotture (distruzione creativa) essenziali al cambiamento, introducendo nuove forme di esercizio della democrazia, lontane dal vecchio consensualismo, ma anche da nuove forme di semplificazioni tecnocratiche.