HOME / NEWS / PD, IL POPOLO DEI GAZEBO SFIDA LE SEGRETERIE



- 29/05/2007
ROMA Gli amici di Francavilla a Mare sono stati proprio contenti di rivederlo, anche perché il loro Franco non era mai mancato agli ultimi congressi abruzzesi della Dc, del Ppi, della Margherita. Ma da dieci mesi Franco Marini non è più un capo-apparato e la partecipazione del presidente del Senato al congresso regionale della Margherita, sabato scorso alla sala Sirena di Francavilla, va sicuramente annoverata tra gli eventi irrituali. Ma è anche la prova dell’irrinunciabile rapporto «fisico» che alcuni personaggi nati nella Prima Repubblica mantengono con la gente di partito, con gli apparati. L'orgoglio dei leader Un rapporto che vale per Franco Marini, ma anche per personaggi come Piero Fassino e Massimo D’Alema: tutti «figli del partito», orgogliosi di esserlo. E proprio per la forza di questo legame, lo strappo deciso in queste ore (seppure in via informale) dai leader dei Ds e della Margherita ha il sapore di una piccola rivoluzione, una sfida in mare aperto senza precedenti nella storia dei partiti italiani. Appesantiti da due congressi senza appeal (in casa Ds una scissione, in casa Dl lo scontro sulla leadership), pressati dall’accusa di una fusione gelida tra apparati, i capi della Quercia e della Margherita hanno capito che serviva una scossa e hanno ceduto quasi di schianto: hanno fatto trapelare la notizia che l’Assemblea costituente del partito democratico nel prossimo autunno potrà essere eletta non solo dagli iscritti dei due partiti, ma anche da cittadini senza tessera che vorranno iscriversi alla nuova formazione politica in divenire. Si prepara una pirotecnica battaglia del tipo tesserati contro senza-partito? Popolo degli apparati contro quello dei gazebo? Si può già immaginare una lista D’Alema-Marini-Fassino-Rutelli contro una lista Veltroni-Parisi-movimenti, con la benedizione di Prodi? Si tratta ancora di un gioco virtuale, ma i primi conti sono eloquenti: i Ds dichiarano 650.000 iscritti e la Margherita 450.000 e anche se i partecipanti ai congressi locali sono stati complessivamente circa un terzo, i due partiti sulla carta possono schierare poco più di un milione di tesserati. Ma almeno altrettanti - e forse anche più secondo i primo calcoli - potrebbero essere i cittadini senza-partito, attratti dalla possibilità di iscriversi e votare nei gazebo, scegliendo tra le liste contrapposte che si presenteranno con programmi diversi per le elezioni della Costituente del partito democratico. Certo, Ds e Margherita devono ancora consumare i loro congressi e lo faranno tra il 19 e il 22 aprile in parziale sovrapposizione. Certo, l’Assemblea costituente del partito democratico dovrebbe tenersi nell’autunno del 2007 e il primo congresso della nuova formazione nella primavera del 2008. Eppure, le due anime del futuro partito sono già in conflitto tra loro. Lo conferma l’ultima polemica di giornata. Ieri il segretario ds Piero Fassino ha attaccato il ministro della Difesa Arturo Parisi: «Basta con i sermoni», «chiedo rispetto per me e per tutte le persone che si spendono per la costruzione del Partito democratico: quando 250.000 persone vanno a votare ai congressi dei Ds, questo prova che non si tratta di un’operazione burocratica né di una fusione fredda», «è sbagliato darne una rappresentazione caricaturale e frustrante», «tutto questo ha da cessare!». L’ultima schermaglia E il ministro della Difesa, l’«inventore» dell’Ulivo, delle liste unitaria e delle primarie, ha replicato: «Di cosa si lamenta Fassino? Del fatto che io abbia espresso insoddisfazione per il modo in cui si sono svolti i congressi del mio partito? Da Fassino, che conosco come persona seria, mi aspetto un contributo per far nascere un partito nuovo, coinvolgente». E per chiudere una battuta sulfurea: «Non basta partecipare ai congressi di sezione, occorre parlare all’Italia reale per capirne la voglia di cambiamento e di partecipazione». Nella schermaglia tra loro, Fassino e Parisi, c’è qualcosa di indicibile per entrambi. Il segretario Ds «rimprovera» Parisi perché ha saputo dei contatti riservati tra il ministro della Difesa e Walter Veltroni, una saldatura che potrebbe rivelarsi esiziale per le nomenclature di partito. E come ammette a microfoni spenti uno dei capi della Margherita proprio «il timore di una imminente scesa in campo di Romano Prodi» ha indotto i capi-partito all’apertura sulle primarie per la Costituente. Andare oltre La svolta dei partiti ha preso in contropiede gli ulivisti, che speravano di tirarla per lunghe e coinvolgere Walter Veltroni come «capolista» alle primarie per la Costituente. Ma il sindaco di Roma lo ha già confidato: «Non ha senso fare operazioni contro i partiti, semmai bisogna andare oltre». E così, il primo atto della lunga sfida tra la «corrente dei partiti» e quella degli ulivisti si è risolta in un curioso ribaltamento dei ruoli: i partiti provano ad assorbire il «popolo dei gazebo», gli ulivisti cercano di farsi partito, ma per il momento devono scontare il «gran rifiuto», per ora informale, di Walter Veltroni. (La Stampa)