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Oggi il turismo, sviluppatosi straordinariamente a partire dalla seconda guerra mondiale, si trova in una fase di mid life crisis. Il profondo mutamento che gli ultimi anni hanno registrato non ci fa certo pensare che il turismo sia destinato a perdere i caratteri di settore fortemente dinamico, ma certamente ci fa pensare a un profondo cambiamento che ci condurrà a spostare la tradizionale attenzione dai temi della crescita e promozione a quelli del controllo e della manutenzione nelle aree di maggiore impatto e a nuove strategie per territori tradizionalmente trascurati, tra questi, alcune aree rurali che hanno mantenuto intatto il loro valore paesaggistico e integra una identità storico culturale, ma il cui valore è stato largamente sottovalutato.
In sintesi, è il momento di ripensare natura e scopo delle politiche turistiche rivedendo tradizionali concetti, alla luce di nuovi rapporti tra turismo e comunità locali.Quando un’intera comunità locale sceglie di proporre non un’offerta frammentata di opportunità di soggiorno, ma l’intera comunità come un luogo di incontro con una specifica identità fisica e culturale, ciò implica la necessità di negoziare e poi condividere i diversi interessi e scegliere una strategia condivisa. Le parole chiave di un tale approccio sono:
PARTECIPAZIONE, CULTURA, IDENTITÀ. Quando si passi dal turismo ‘di soggiorno’ (eccellenze di singole strutture) al ‘turismo di territorio’, la sfida è lo sviluppo di capacità organizzative e professionalità necessarie. Questa visione del turismo innova profondamente vecchie figure (dall’incoming alle guide turistiche) e ne esige alcune completamente nuove, soprattutto capaci di far funzionare la rete degli attori. La domanda al sistema formativo cambia: si tratta di creare un ‘sistema di competenze diffuse’ e alcune precise nuove professionalità. Vi è bisogno di figure professionali che sappiano integrare capacità di generare visioni e stabilire processi per tradurle in azioni, tipiche di chi possiede i fondamenti del metodo del progetto; si tratta di saper ingegnerizzare strumenti per l’intero processo, dalla fase di diagnosi del potenziale, alla fase di costruzione e negoziazione di una visione dello sviluppo del territorio, sino alla fase di autonomo e continuo ‘governo’ del territorio.
INSIEME A QUESTE PROFESSIONALITÀ DI NATURA PIÙ PROCESSUALE, OCCORRE METTERE A DISPOSIZIONE DEL TERRITORIO UN SISTEMA DI COMPETENZE SPECIALISTICHE. Occorrono competenze sulla creazione e gestione di ospitalità diffusa (reti di bed & breakfast), conoscenza approfondita della storia e della cultura, dei cibi e del modo di consumarli, dei prodotti della terra e del modo per ottenerli (assetti colturali, tecnologie di produzione e trasformazione), delle arti e mestieri, competenze relative alla valorizzazione, manutenzione e conservazione dell’ambiente nonché relative alle modalità e tecniche per trasformare l’ambiente in un asset distintivo e promuoverlo. Ma occorrono anche capacità molto concrete di stabilire il corretto rapporto prezzo-mix di prodotto offerto dal singolo operatore e dal territorio nel suo insieme. Infine, poiché non si tratta più di far crescere e promuovere singole iniziative, ma un intero territorio, occorrono professionalità in grado di personalizzare l’offerta e accompagnare il turista nella scoperta del territorio, capaci di stabilire strategie per renderlo ‘incontrabile’ in modo autentico, senza scadere negli stereotipi del folklore.
OGGI, NONOSTANTE LE OTTIME INIZIATIVE DI LIVELLO UNIVERSITARIO E POST UNIVERSITARIO, L’ITALIA NON DISPONE DI ISTITUZIONI EDUCATIVE E FORMATIVE IN GRADO DI FORMARE QUESTE FIGURE, MA POTREBBE IMPARARE MOLTO DALL’IRLANDA, DAL GALLES, DALL’AUSTRIA.
RAGIONAMENTI SULLE POLITICHE DI PROGRAMMI:
LE POLITICHE DEL TURISMO, IN UNA PROSPETTIVA DI INNOVAZIONE MIRATA ALL’EFFICACIA, PROPRIO PERCHÉ IN GRADO DI FARE DA CATALIZZATORE DI MOLTEPLICI FILIERE PRODUTTIVE DEBBONO ESSERE INTESE COME POLITICHE STRETTAMENTE INTERSETTORIALI E STRATEGICHE PER IL NOSTRO PAESE.
Spesso assistiamo all’accavallarsi incongruente di piani di sviluppo rurali, piani per lo sviluppo dell’artigianato, piani per le infrastrutture e i servizi generali, dalla sanità, alla scuola, alla rete viaria, alle zone industriali attrezzate. Non bastano efficienti politiche finanziarie di incentivazione delle singole iniziative imprenditoriali, vi è bisogno di politiche multilivello, ma anche di concrete capacità professionali, da parte di amministratori locali, di operatori economici.
Attendiamo commenti, riflessioni, proposte per far riprendere al paese e ai suoi diversi territori, un percorso virtuoso di sviluppo delle capacità di trasformare la vecchia concezione del turismo in moderna ‘industria della accoglienza’
Il forum sarà chiuso il 30 gennaio, con una sintesi conclusiva. Se gli interventi e i temi trattati saranno ritenuti, a giudizio della maggioranza che partecipa al forum di interesse, potrà essere previsto un seminario per giungere alla redazione di una proposta per il programma dell’Unione.
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